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Milano non esiste

Finalista edizione 2011

Autore:
Opera:
Milano non esiste
Casa editrice:
Hacca
Opera

Questo nuovo romanzo di Dante Maffìa è un altro importante tassello di quel grande mosaico che è la narrativa calabrese moderna (Alvaro, La Cava, Répaci, Strati, Seminara, Abate, ecc.), ma è soprattutto un inaspettato "ritorno" della gloriosa "letteratura industriale"  italiana, declinata in anni recenti alla sola precarietà lavorativa.
Milano non esiste è un ribaltamento delle nostre certezze sociologiche, perché ci racconta un'Italia ancora furiosamente arrabbiata con "i padroni", ancora tormentata dall'alienazione, dal disadattamento urbano e dalla nostalgia per la propria terra di origine. Vengono in mente almeno quattro illustri antecedenti: Memoriale di Paolo Volponi, Vogliamo tutto di Nanni Balestrini, Tuta blu di Tommaso Di Ciaula e Nord e Sud uniti nella lotta di Vincenzo Guerrazzi.
Il protagonista di questo romanzo è un operaio calabrese che vive a Milano da quarant'anni. è sposato con una donna milanese e ha sei figli. Mancano pochi anni al pensionamento, e finalmente il suo sogno può realizzarsi: tornare nel paese calabrese dov'è nato, godere della luce del Sud, passare le giornate a guardare il mare. Nel frattempo, però, nella sua fabbrica si muore, Milano appare sempre più incomprensibile nel suo orrore sociale e urbanistico "la peste" della modernità sembra aver tramortito ogni forma di fraternità. Lentamente si avvicina il giorno del ritorno, ma l'operaio calabrese non ha fatto i conti con i figli, che di andare a vivere in Calabria non ne vogliono sapere. Da quel momento in poi da "romanzo di fabbrica" il libro di Maffìa diventa romanzo psichiatrico, perché l'operaio è ogni giorno di più afflitto da una cocciuta mania ossessiva (il paese del Sud come paradiso, la città del Nord come inferno), tanto da rischiare la psicosi paranoide. Chiunque tra i famigliari prova a fargli capire che tornare in Calabria con sei figli grandi è impossibile diviene ai suoi occhi un nemico. Ma il suo progetto non subisce ripensamenti, e infatti alla fine riuscirà a tornare nel suo Eden calabrese, dove riabbraccerà la Casa, il mare, gli odori, la lingua, la pace, a costo, però, di una estrema e autistica solitudine.
Milano non esiste è un romanzo scritto con la furia orale di un operaio non acculturato; è un lungo e barbarico monologo viscerale; ma è, soprattutto, un romanzo su quell'umile Italia popolare che ancora odora di pelle, di lavoro, di rabbia, di vino, di sudore e di carne. Un'Italia vera, senza maquillage.


Giudizio della Giuria

Un operaio calabrese, emigrato a Milano negli anni della gioventù alla ricerca di un lavoro, è il protagonista di una vicenda umana e sociale, piena di speranza e di disincanto. Egli desidera una sola cosa dopo aver raggiunto la soglia della pensione: tornare al paese natale, dove lo aspetta una casa costruita con i sacrifici di una vita, ricongiungersi con una realtà antropologica nella quale riscattare privazioni, attese, promesse. I suoi progetti però incontrano l'ostilità di moglie e figli, incapaci di pensare se stessi in un altrove geografico che non sia la modernità cittadina, con i supermercati, il traffico, lo smog, il rumore, e all'operaio non rimane che tornare da solo al paese, finendo per diventare un personaggio allucinato, in preda alle ossessioni che hanno pervaso la sua esistenza a Milano.
Rifacendosi alla consolidata tradizione del "romanzo di fabbrica", frequentato con successo nei decenni scorsi da autori come Ottieri, Volponi, Balestrini, Dante Maffia realizza un'opera che ha il suo punto di forza nel ritratto della condizione operaia nell'epoca della post-fabbrica e nella lingua, che si presenta in forma di monologo sensibile alle corde della memoria e della nostalgia, alle increspature dell'emotività e dell'alienazione.

Giuseppe Lupo

Autore

Dante Maffia

Dante Maffìa è nato a Roseto Capo Spulico, in Calabria nel 1946. Come poeta ha esordito nel 1974 con il libro Il leone non mangia l'erba, introdotto da Aldo Palazzeschi. Tra i suoi tanti libri di versi, in italiano e in dialetto, ricordiamo almeno Le favole impudiche (1977), Il ritorno di Omero (1984), I rùspe cannarùte (1995), Lo specchio della mente (1999), Papaciòmme (2000) e Al macero dell'invisibile (2006). Tra i suoi libri narrativi ricordiamo Le donne di Courbet (1996) e Il romanzo di Tommaso Campanella (1996). Ha curato e introdotto molti classici antichi e moderni. Vive e lavora a Roma.

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