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Quando l'automobile uccise la cavalleria

Finalista edizione 2013

Opera:
Quando l'automobile uccise la cavalleria
Casa editrice:
Marcos y Marcos
Opera

Sono giovani, ci credono. Vogliono cambiare il mondo. Federigo Caprilli è il cavaliere volante. Bello, imprudente, sensuale:fa girare la testa alle principesse. Con il sorriso sulle labbra cavalca leggero, libera la potenza del cavallo, lo guida con una carezza sul collo. E salta più in alto di chiunque altro prima. Emanuele Cacherano di Bricherasio è il conte rosso: ama il bello nell'arte, nella musica, nei motori. Sogna un progresso tecnologico che sfami il popolo, un'industria alleata delle classi lavoratrici. Finanzia una piccola fabbrica di automobili, ne sogna una più grande. E i suoi sogni sembrano realizzarsi l'11 luglio 1899, quando insieme ad altre menti e capitali fonda la Fiat nel suo palazzo torinese. Caprilli e Bricherasio sono amici per la pelle. Si confidano progetti e segreti. Come quando Caprilli diventa maestro e campione internazionale, ma tardano ad arrivare i riconoscimenti che merita.Come quando Giovanni Agnelli assume il predominio in Fiat e Bricherasio si sente messo da parte, nutre strani timori. Poi Bricherasio muore all'improvviso, in circostanze oscure, mentre è ospite del duca di Genova nel castello di Agliè. Ha solo trentacinque anni. La sorella Sofia, disperata, si appoggia all'amico Caprilli, gli affida le carte del fratello. E tre anni dopo anche Caprilli muore all'improvviso, cadendo da cavallo per le vie di Torino, una sera d'inverno all'imbrunire. Ha solo trentanove anni. Erano giovani, guardavano lontano: Federigo Caprilli, il cavaliere volante; Emanuele di Bricherasio, il conte rosso. Il mistero delle loro morti non è mai stato svelato.Come quando Giovanni Agnelli assume il predominio in Fiat e Bricherasio si sente messo da parte, nutre strani timori. Poi Bricherasio muore all'improvviso, in circostanze oscure, mentre è ospite del duca di Genova nel castello di Agliè. Ha solo trentacinque anni. La sorella Sofia, disperata, si appoggia all'amico Caprilli, gli affida le carte del fratello. E tre anni dopo anche Caprilli muore all'improvviso, cadendo da cavallo per le vie di Torino, una sera d'inverno all'imbrunire. Ha solo trentanove anni. Erano giovani, guardavano lontano: Federigo Caprilli, il cavaliere volante; Emanuele di Bricherasio, il conte rosso. Il mistero delle loro morti non è mai stato svelato.


Giudizio della Giuria

" L’Autore avverte all’inizio che si tratta di un romanzo storico, cioè di un’opera di pura fantasia. La trama si sviluppa percorrendo le vicende di tre personaggi dell’Italia della belle époque: Emanuele Cacherano di Bricherasio, rappresentante di una blasonata famiglia piemontese, Federigo Caprilli, brillante cavallerizzo e amico di Emanuele, Giovanni Agnelli, ambizioso esponente della nuova borghesia industriale. Attorno, ruota una serie di figure dell’aristocrazia e della borghesia torinese.

Bricherasio e Agnelli nel luglio 1899 costituirono la Fiat e, in quell’occasione, furono immortalati dal Delleani in un ritratto ancora oggi alla parete della sala del consiglio di amministrazione del Lingotto. Bricherasio, grande appassionato del nuovo mezzo automobilistico, si era fatto promotore nel 1898 di una società per la produzione di vetture, la Ceirano & C. Quando capì che questa iniziativa artigianale non riusciva ad affrontare le esigenze del mercato, si impegnò nell’avvio di una nuova impresa, la Fabbrica Italiana Automobili Torino – Fiat, assicurando l’apporto di capitale necessario insieme ad un gruppo di giovani aristocratici e al banchiere Michele Ceriana Mayneri. Ma alcuni mesi dopo capì che i suoi amici e collaboratori, ed egli stesso, venivano via via emarginati a vantaggio del gruppo legato ad Agnelli.

Nel settembre 1904, Bricherasio decise di ritirare i suoi capitali minacciando una denuncia degli amministratori per falso in bilancio. Andò ad Aglié dalll’amico duca di Genova, cugino del re, e all’uscita del colloquio si suicidò. Dopo le esequie, la sorella Sofia consegnò tutte le carte del fratello a Caprilli che, nel frattempo, aveva acquisito larga fama.
Nel biennio 1906-1907, l’azienda automobilistica torinese, travolta dalla crisi economica del nostro paese, fu posta in liquidazione e rifondata con un’abile operazione finanziaria condotta da Agnelli, Scarfiotti e Damevino. Qualcuno, però, aveva paura delle carte di Bricherasio, custodite ora dall’ufficiale di cavalleria, e – a detta dell’Autore, che si pone qui nuovamente tra storia e fantasia – organizzò una caduta mortale da cavallo del capitano Caprilli. Era il 6 dicembre 1907.

Così, in quella nebbiosa e fredda giornata torinese, l’automobile portava a termine l’uccisione della cavalleria. "

Claudio Bermond

Autore

Giorgio Caponetti

Nato a Torino nel 1945, Giorgio Caponetti esordisce in pubblicità. Firma campagne importanti, cura sceneggiatura e regia di molti spot. Ma il richiamo della natura è irresistibile:il primo passo è trasferirsi in campagna, nel Monferrato. Il secondo passo è lasciare del tutto la pubblicità per dedicarsi a tempo pieno alle passioni della vita: i cavalli, la musica e la comunicazione in tutte le sue forme. Lo farà in un modo tutto suo, divertendosi a combinarle, potenziandole a vicenda. Come “cavaliere di campagna”, studia e percorre itinerari in tutta Italia; come “voce del cavallo italiano”, realizza il video del Manuale di equitazione FISE, organizza e conduce spettacoli equestri di ogni sorta.A coronamento di un sogno, Giorgio Caponetti vive ora con la famiglia in un vero paradiso terrestre: una verdissima tenuta a Tuscania, con tanto di azienda agricola, allevamento di cavalli e necropoli etrusca.Quando l'automobile uccise la cavalleria è il suo primo romanzo.

Altre opere Edizione 2013