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La strategia del maglione. Sergio Marchionne e l'Italia

Finalista edizione 2012

Opera:
La strategia del maglione. Sergio Marchionne e l'Italia
Casa editrice:
Aliberti Editore
Opera

"Lascerò la giuda di Fiat-Chrysler nel 2016"  ha dichiarato Sergio Marchionne, durante una conferenza stampa in Michigan. Eppure la promessa americana non ha tranquillizzato nessuno. Tra quattro anni, infatti, l'amministratore delegato più famoso d'Italia avrà già portato a temine buona parte della sua missione strategica. Dal primo giugno 2004, data del suo insediamento a Torino, il manager italo–canadese è riuscito a demolire pezzo dopo pezzo il sistema delle relazioni industriali italiane, riportandolo a una dimensione antica, quasi “vallettiana”. Ha svuotato di contenuti il contratto nazionale di lavoro, sostituendo con “accordi” (che sarebbe più onesto definire “imposizioni”) a misura d'azienda; ha ricattato gli operai di Pomigliano e Mirafiori, costringendoli a sottoscrivere un odioso peggioramento delle loro condizioni di vita; ha chiuso fuori delle fabbriche l'unico sindacato che si opponeva ai suoi piani – la Fiom – imponendo un illegale divieto di sciopero e una flessibilità da lui stesso definita "bestiale". Infine, si è sbarazzato di ogni residuo vincolo normativo portando il gruppo Fiat fuori da Confindustria: una secessione storica, senza precedenti, che segna il superamento definitivo non solo di un modello ma di un'intera epoca industriale, vittima di una globalizzazione sempre più selvaggia e irrazionale.

Di questo e molto altro è stato capace Sergio Marchionne, nell'Italia della grande crisi economica. Ecco perché il “personaggio” - dai tratti senz'altro caratterizzati – è odiato e amato al tempo stesso, destinatario di una serie infinita di epiteti, imitazioni e caricature. Tuttavia, le doti straordinarie attribuite al supermanager – nel bene e nel male – andrebbero ricondotte alla sua funzione e al contesto in cui si è trovato a operare. In fondo Marchionne non ha fatto altro che il lavoro per il quale è lautamente pagato. Ovvero "generare profitto unico fine dell'impresa", come diceva Cesare Romiti. È il sindacato, piuttosto, ad aver tradito la sua missione naturale, ad aver smesso di combattere al fianco dei lavoratori.

Sergio Marchionne conduce la ”lotta” al fianco della propria “classe”, che è quella dei padroni. E lo fa con ottimi risultati. Ai lavoratori, in ultima istanza, la scelta di combattere per se stessi e per la propria dignità. Con o senza il sindacato.


Giudizio della Giuria

Attraverso un’incalzante e documentata indagine giornalistica, Maria Elena Scandaliato ci consegna il ritratto anticonvenzionale e volutamente controverso di uno dei protagonisti della vita economica e sociale di oggi. In gioco non c’è soltanto la persona di Sergio Marchionne – il manager che con la sua spregiudicata “strategia del maglione” ha impresso una svolta inattesa nelle logiche imprenditoriali e più ancora nelle trattative sindacali –, ma anche e specialmente il destino di un’azienda, la Fiat, che per lungo tempo ha rappresentato il “sistema Italia”in modo emblematico quanto concreto. Un libro che non teme di apparire provocatorio e che rappresenta un contributo coraggioso per tracciare una linea di continuità fra l’attuale crisi finanziaria globale e la drammatica situazione in cui versa la cultura industriale del nostro Paese.


Alessandro Zaccuri

Autore

Maria Elena Scandaliato

Maria Elena Scandaliato è nata a Roma nel 1980. Laureata in Scienze politiche, giornalista, vive e  lavora tra Milano e Pavia. Con Aliberti ha pubblicato altri tre titoli, insieme ad Andrea Sceresini e Nicola Palma: Piazza Fontana, noi sapevamo (intervista al generale Gian Adelio Maletti, aprile 2010), Il Signor Billionaire (biografia non autorizzata di Flavio Briatore, novembre 2010) e Le case della libertà (febbraio 2011).

Altre opere Edizione 2012