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Telebiella e niente fu come prima. Storia della prima tv privata italiana

Premio speciale della giuria

Opera:
Telebiella e niente fu come prima
Casa editrice:
Centro di Documentazione Giornalistica
Opera

La storia, mai pubblicata, della prima televisione privata italiana, raccontata da chi ha vissuto in prima persona quell'evento. Il libro ripercorre in modo appassionato la nascita della prima emittente televisiva in Italia, che a metà degli anni '70 riuscì a rompere il monopolio della Rai, mobilitando l'opinione pubblica nazionale. Creata dall'ex regista Rai, Peppo Sacchi, Telebiella non fu una televisione nata come un'impresa per fare utili sul mercato pubblicitario, ma rappresentò uno dei rari esempi di emittente comunitaria, che riuscì a identificarsi, seppure per una breve stagione, con gli abitanti del suo territorio, prima ancora di diventare un fenomeno nazionale la cui vicenda provocò anche una crisi di governo.

Un caso unico, citato in tutti i volumi di storia della televisione, che ha rappresentato un piccolo grande fenomeno sociologico e che ha provocato un profondo cambiamento nel costume del nostro Paese.


Giudizio della Giuria

Chi mai avrebbe pensato che il granitico monopolio della Rai sarebbe stato messo in crisi dalla tenacia e dall’inventiva di un giovane regista di provincia? Ebbene, la rivoluzione avvenne con Telebiella di Giuseppe Sacchi (Peppo), e – come scrive Silvano Esposito – “Niente fu più come prima”.

Introdotto da un ricco apparato documentario sulla storia dei mass media e del monopolio pubblico in Italia, nonché dei dati tecnici sull’uso del cavo per la trasmissione di immagini, Silvano Esposito racconta la vicenda di Telebiella, che definisce “Tv comunitaria” e dei diritti dei cittadini e dei consumatori.

Peppo Sacchi, classe 1932, diplomato come regista al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma,  nel 1957 inizia a collaborare alla Rai nella sede di Torino da cameramen e da cineoperatore. In quegli anni, a Torino,  conosce i fratelli Judica Cordiglia, promotori nel 1959 della prima esperienza  in Italia di tv via cavo, a livello condominiale. Negli anni sessanta, Sacchi passa alla Televisione Svizzera Italiana per la quale svolge il lavoro di regista di programmi giornalistici, e di inviato in molte città europee. Nel 1967, richiamato in Rai, cura in qualità di regista e di autore molti programmi, tra cui “Immagini dal mondo”, “Linea e contro linea”, “Festivalbar”, il “Festival di Castrocaro”, lo “Zecchino d’oro”. Nel 1977 viene licenziato con altre personaggi scomodi, tra cui Enzo Tortora: Del resto – scrive Esposito – “I rapporti con l’azienda erano già stati incrinati dalla vicenda di Telebiella, ma la goccia che fece traboccare il vaso fu una dichiarazione in cui Sacchi, riprendendo un’affermazione di Tortora, definiva la Rai ‘un transatlantico pilotato da boy scout’”.

Le prime trasmissioni ufficiali di Telebiella si avviano nel 1971, all’indomani della registrazione della testata presso il Tribunale di Biella. L’anno dopo ecco la stesura del cavo che  porta in diretta a tutto il centro cittadino i telegiornali, presentati dalla moglie, Ivana Ramella. Ma, ai primi del 1973 interviene la denuncia di un privato cittadino, che sollev il problema della legittimità di “Telebiella”, in vigenza della legislazione monopolistica della Rai-Tv. Con tempestività il pretore di Biella, Giuliano Grizi, assolse Sacchi, poiché il fatto non costituiva reato, in quanto in base al Codice Postale del 1936, l’autorizzazione non era necessaria per le trasmissioni via cavo. Tutta la stampa straniera e italiana seguì attentamente lo sviluppo della vicenda, sino alle  pronunce della Corte Costituzionale, sino alla nascita in Italia della televisione privata.

Marco Neiretti 

Autore

Silvano Esposito

Silvano Esposito, 54 anni, giornalista professionista, è direttore del giornale ”il Biellese”. Laureato in sociologia all'università di Chieti, ha iniziato la sua carriera nelle prime radio libere e poi a Telebiella, dove si è occupato soprattutto di economia e politica. È stato consigliere nazionale della Fnsi e vicesegretario dell'Associazione stampa subalpina.

Nel 2006 ha ottenuto il Premio Saint Vincent per la categoria dei giornali locali con l'inchiesta “Storie precarie”, realizzata sugli effetti della legge Biagi nel mondo del lavoro, soprattutto giovanile.

Ha vinto nel 1998 il Premio internazionale Asti di giornalismo, e, nel 2002, il Premio Giuseppe Pella. Dal 2005 tiene un laboratorio di tecnica di scrittura su carta stampata al master universitario di Giornalismo dell'università degli studi di Torino.

Altre opere Edizione 2012