DESCRIZIONE OPERA:
Linda Laura Sabbadini, statistica, studiosa di cambiamenti sociali, pioniera negli studi di genere, è stata direttrice dell’ISTAT. Ha guidato il rinnovamento radicale delle statistiche sociali e di genere e ha fatto parte di numerosi gruppi di alto livello e centri di eccellenza di ONU, OCSE, Eurostat. È editorialista del quotidiano «la Repubblica».
Il Paese che conta. Come i numeri raccontano la nostra storia (Marsilio, 2025)
I numeri non sono mai neutrali. Possono rendere visibile l’invisibile, rivelare ingiustizie, smascherare luoghi comuni. Eppure, quando si parla di statistiche, molti si ritraggono impauriti, immaginando tabelle sterili e grafici indecifrabili. Linda Laura Sabbadini, pioniera nella statistica sociale e di genere, ribalta questo pregiudizio e ci porta dentro il mondo affascinante dei dati, svelandone il ruolo cruciale nella nostra società. Con scrittura brillante e coinvolgente, l’autrice ricostruisce la storia recente dell’Italia da una prospettiva unica, restituendoci il ritratto di un Paese per molti aspetti diverso da quello che immaginavamo di conoscere: un Paese dove gli uomini si dilettano nel ricamo e le donne preferiscono l’enigmistica, ma anche dove più di sei milioni di italiane hanno subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita. Percentuali alla mano, mostra come la statistica non sia affatto una fredda disciplina, ma una bussola per orientarsi nel presente, un’arma per tutelare i diritti dei più deboli, il pilastro di una democrazia da difendere contro chi utilizza fake numbers per piegare la verità ai propri interessi. Questo libro è il racconto, visto dall’interno, di una delle più autorevoli istituzioni del Paese, l’ISTAT; è la testimonianza di una vita dedicata a dare voce alla realtà che si scopre con i dati; è un invito a superare le diffidenze e comprendere che dietro ogni numero c’è una storia che merita di essere conosciuta. Perché i numeri sono il riflesso di chi siamo e di chi possiamo diventare.
MOTIVAZIONE DELLA GIURIA:
Il Paese è il nostro, uno stivale di speranze e dis-peranze, concentrato di illusioni, cambi di prospettiva, campanili, superstrade, spiagge affollate e cime sempre meno innevate. È l’Italia che ha saputo cambiare pelle, quella tracciata con precisi calcoli statistici e tanta passione da Sabbadini, dai remoti anni Cinquanta delle prime inchieste sociali alla velocità inafferrabile di queste stagioni.
Si parte dalla “preistoria” delle indagini collettive, da quando solo il 20% degli italiani possedeva una lavatrice, ma le discrepanze erano ancora minime perché l’atmosfera di penuria sociale non distingueva più di tanto le faticose campagne dalle metropoli da bere. Pochi libri, niente tecnologia, vacanze risicate. Ma poi arriva il boom, il mondo manda nuovi suoni, l’Italia si scopre ricca e con tanta voglia di muoversi, si passa dai ruggenti anni Sessanta e si arriva in un lampo ai nuovi numeri sociali degli Ottanta, con cambiamenti davvero epocali a livello familiare e lavorativo.
L’indagine di Sabbadini si legge come un romanzo, perché in fondo è il preciso tracciato narrativo di noi stessi, di ciò che siamo stati e forse saremo. È cambiato l’ascensore sociale, certo, dal 19% di PC presenti in casa nei primi anni Novanta siamo arrivati alla robotizzazione parentale, e il progresso presenta il conto dei favori che ci ha fatto nei decenni. Si parte dall’aratro per arrivare al PIL, in una profonda analisi comparativa del Paese, dove l’arma della democrazia è ancora l’unica certezza nel vortice dei cambiamenti.